Bce come soluzione finale

Lo spread fra i Btp italiani e i Bund tedeschi ieri si è ridotto a 460 punti, mentre gli operatori dei mercati finanziari per la prima volta vendevano Bund perché si è diffusa la notizia che la Bce potrebbe prestare denaro al Fondo monetario internazionale allo scopo di consentirgli di dare assistenza finanziaria agli stati dell’Eurozona in difficoltà.
21 AGO 20
Immagine di Bce come soluzione finale
Lo spread fra i Btp italiani e i Bund tedeschi ieri si è ridotto a 460 punti, mentre gli operatori dei mercati finanziari per la prima volta vendevano Bund perché si è diffusa la notizia che la Bce potrebbe prestare denaro al Fondo monetario internazionale allo scopo di consentirgli di dare assistenza finanziaria agli stati dell’Eurozona in difficoltà.

La cancelliera Angela Merkel sembra essere favorevole a questo escamotage con cui verrebbe aggirato il veto tedesco alla Bce allo svolgimento del compito di prestatore di ultima istanza (Lender of last resort, ovvero Lolr) degli stati che sono in grado di ridurre i loro debiti e deficit entro i parametri di Maastricht. Si tratta però di una soluzione temporanea che non va alla radice del problema.

Frattanto le banche europee
che fanno swap fra euro e dollari stanno pagando un differenziale sempre più elevato, dovuto al fatto che mentre la Fed opera come prestatore di ultima istanza per il debito degli Stati Uniti, la Bce non svolge tale funzione. L’alternativa a questi onerosi swap è quella, sotto gli occhi di tutti, della vendita da parte delle banche europee di titoli degli stati membri dell’Eurozona, in cambio di titoli degli stati dell’area del dollaro o di altri stati, la cui valuta fa agio sul dollaro o che possono essere convertiti in dollari a basso costo, in quanto la Banca centrale dello stato in cui essi sono denominati svolge funzioni di prestatore. Così, come ha rilevato ieri sul Sole 24 Ore Pierpaolo Benigno professore di Economia alla Luiss, l’Eurozona sta rischiando la dollarizzazione. La tesi per cui questo fenomeno deriva da una deliberata politica degli operatori finanziari dell’area del dollaro, che vendono titoli degli stati dell’Eurozona appare scarsamente verosimile, dato che la dollarizzazione dell’area dell’euro non si sta svolgendo in modo indolore. La sua contropartita infatti è la crisi del debito degli stati membri più deboli e la deflazione, oramai evidente, dell’economia europea.
La Borsa di Wall Street è risalita alla notizia che la Bce ha continuato sia pure parcamente nell’acquisto di titoli italiani e spagnoli e che presterebbe euro al Fondo monetario internazionale per consentirgli di svolgere per suo conto le funzioni che essa non vuole svolgere. Oramai è sempre più chiaro che solo una monetizzazione del debito pubblico può risolvere la crisi dell’euro.